Dichiarazioni

Dott. Giustino Parruti, direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive, ospedale Santo Spirito di Pescara:

“Il varo della sperimentazione per combattere efficacemente i danni da infezione fetale da Cmv è stato possibile, anche grazie all’iniziativa del manager Claudio D’Amario, dopo circa due anni di gestazione: da tempo, infatti, l’Unità Operativa di Malattie Infettive di Pescara, in collaborazione con quella di Ginecologia, con il Servizio di Igiene Pubblica, con varie strutture dell’Università di Chieti (Itab, Clinica Ginecologica) e la Fondazione De Lellis lavora a questa iniziativa che prende le mosse dall’ampia diffusione del problema. Nonostante questo, lo screening del Cmv non è previsto oggi dalle indagini obbligatorie in gravidanza, mentre sono numerose le donne che, scoperto il problema, decidono di abortire in assenza di una rassicurazione sulla salute del proprio feto e nella consapevolezza di non poter prevenire i danni fetali. Proprio da una di queste storie, tristemente consumatasi nel reparto di Malattie Infettive di Pescara alcuni anni fa, nacque l’idea di favorire la diffusione di terapie sperimentali per questa condizione e di progettare e realizzare una vera e propria sperimentazione di respiro internazionale per impedire che gravose sofferenze potessero ancora esitare in aborto senza poter intervenire a sostegno delle gestanti. Nonostante ciò, in assenza di conferme dell’efficacia delle immunoglobuline su più ampie casistiche, nessuno degli Stati occidentali ha ancora dato accesso all’infusione di immunoglobuline per le donne gravide a rischio, dati i costi ed il carattere preliminare delle evidenze ora disponibili. L’iniziativa è unica nel suo genere in Italia e nel mondo, visto che si tratta dell’unica sperimentazione totalmente gratuita e senza restrizione di accesso, che garantisce a tutti i partecipanti l’infusione di immunoglobuline potenzialmente efficaci – anche se di due diversi tipi: le donne saranno infatti divise in due bracci di intervento, per poter paragonare l’efficacia dei due diversi tipi di immunoglobuline implicati nella protezione dal danno fetale. L’Italia è da sempre all’avanguardia in questo tipo di ricerca, e Pescara si colloca con questa iniziativa – in modo riconosciuto – al vertice di questa eccellenza. Ad oggi solo un protocollo paragonabile esiste nel Nord Italia, finanziato dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco; esso si rivolge però ad una piccola proporzione delle gestanti interessate dal problema, con specifici criteri di inclusione, e la metà di esse viene assegnata a caso ad un gruppo di controllo che non riceve immunoglobuline. Per questa ragione possiamo affermare, non senza tremore e soddisfazione allo stesso tempo, che a livello mondiale al momento non vi sia alcuna sperimentazione di eguale spessore in corso. Per converso, tramite Internet sta diffondendosi senza controlli e in modo molto costoso la pratica della infusione di immunoglobuline presso cliniche private non convenzionate, a spese della gestante e fuori da ogni controllo sistematico”.

Prof. Giovanni Nigro, direttore dell’Unità e Scuola di Pediatria dell’Università di L’Aquila:

“Le donne in gravidanza che lo vorranno potranno fare un esame del sangue per verificare la presenza del Cmv. In caso positivo, verificheremo il passaggio del virus al feto mediante amniocentesi e cordocentesi e poi, in caso negativo, testeremo sulla mamma l’efficacia delle immunoglobuline (che altro non sono che anticorpi somministrati mediante una flebo) per evitare il contagio mentre, in caso di infezione, cureremo il feto con la stessa tecnica. Il tutto a costo zero. Questa sperimentazione può considerarsi unica in Italia proprio per il suo accesso gratuito. Attualmente al Nord ne esiste una simile, ma molto più circoscritta e di diversa impostazione. I primi dieci anni della mia carriera li ho passati in un reparto di malattie infettive a Roma, essendo questa la mia prima specializzazione, poi, alla fine degli anni Settanta, ho intrapreso il mio percorso in pediatria sempre nella capitale, all’Umberto I. È stato in questo periodo che mi sono accorto di una diffusione abnorme di malformazioni e patologie nei neonati, soprattutto sordità e ritardo mentale e, sommando le mie conoscenze delle infezioni in gravidanza, ho intuito che all’origine di tutto questo c’era proprio il citomegalovirus. La svolta c’è stata quando ho visto morire una bambina di 4 anni per le complicanze da Cmv: lì ho deciso che era giunto il momento di intraprendere la lotta che ancora oggi porto avanti. Avendo però verificato che la terapia postatale era talora tardiva, la mia attenzione si è spostata sulla donna in gravidanza, e negli anni 90 mi sono trovato di fronte al caso di una gestante con due gemelli di cui la femminuccia era infettata, il maschietto no. Poiché la somministrazione dell’antivirale nel cordone ombelicale era traumatica e pericolosa, trattandosi di un intervento invasivo, ho proposto per la prima volta il ricorso alle immunoglobuline. Il risultato è stato strepitoso, al punto che la femminuccia non solo è guarita ma è cresciuta più del maschietto! Le immunoglobuline erano utilizzate con successo già per i trapiantati e i malati di Aids, e ho intuito che potessero avere lo stesso effetto anche sulla gestante, una persona con una capacità immunitaria ridotta al 50 per cento. Lì, allora, sono iniziate le mie sperimentazioni. Ad oggi, la strada del vaccino è molto difficile per la complessità del Cmv. La cura è molto più economica, e ad oggi è più ragionevole concentrarsi su questa via”.